Usi e abusi del concetto di comunità in Europa

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Usi e abusi del concetto di comunità in Europa

Il concetto in evoluzione di “comunità” rivela significati in cambiamento dalla sociologia del XIX secolo ai movimenti sociali moderni e alla cultura digitale. Come possiamo affrontare criticamente le sue molteplici interpretazioni per promuovere una vera coesione sociale senza cadere in vuoti segni o rafforzare divisioni?

 

Autore: Bertram Niessen

 

Poiché pochi concetti sono invocati con tanta frequenza nelle attuali politiche e pratiche culturali quanto “comunità,” tuttavia pochi sono usati con tale ambiguità. Tracciare l’evoluzione del termine in tutta Europa—dalla sociologia e ideologie politiche del XIX secolo ai movimenti sociali e alla cultura digitale—rivela come i suoi significati siano cambiati e si siano moltiplicati. Esaminando sia gli usi produttivi sia i ripetuti abusi del concetto, questo articolo sostiene un coinvolgimento più critico e consapevole con la comunità come strumento di azione culturale e coesione sociale.

 

© Nico Bhlr

 

 

Strumenti per un uso consapevole del termine “comunità”

Partendo dagli elementi discussi finora, possiamo identificare un insieme di approcci per usare il termine “comunità” in modo più consapevole e coinvolgere efficacemente le sue pratiche. Imparare a nominare la complessità è il primo passo per gestirla. Di seguito una lista non esaustiva di concetti e strumenti utili.

 

 

Comunità di Pratica


Basate sull’apprendimento collettivo. Ciò che conta non è l’affetto reciproco o i valori condivisi, ma fare le cose insieme all’interno di un quadro di apprendimento condiviso, costruendo relazioni che possano diventare la base per forme più profonde di comunità.

 

Scene


Gruppi che si impegnano collettivamente con specifici oggetti culturali (comune in musica e teatro). Non è necessario condividere valori o conoscenze reciproche; gli individui si riuniscono attorno a esperienze situate, estetiche e fenomenologiche.

 

Pubblici Produttivi


Incentrati sulla dimensione proattiva del "prosumer" (produttore/consumatore). I pubblici diventano produttivi quando generano pratiche, simboli e significati che circolano di nuovo attraverso i canali mediatici, come si vede nel crowdfunding o nei flash mob.

 

Comunità Ibride Basate sul Luogo


Centri culturali e spazi di quartiere che riuniscono persone con background e sistemi di valori diversi. Qui, il luogo fisico condiviso diventa il fattore chiave che permette dinamiche orientate alla comunità.

 

Cooperative Comunitarie


Modelli di innovazione sociale in cui cittadini di territori marginali o periferici si organizzano per gestire attivamente servizi basati su principi mutualistici, con enfasi sulla qualità della vita e sul capitale umano.

 

Comunità del Patrimonio


Gruppi di persone che valorizzano aspetti specifici del patrimonio culturale e si impegnano a preservarlo e trasmetterlo alle future generazioni, spesso in collaborazione con istituzioni pubbliche.

 

Creare Legami


Un concetto di Donna Haraway, popolare tra i giovani attivisti. Si riferisce a una connessione interspecifica basata su un’affinità elettiva, andando oltre le relazioni tradizionali e la specie umana per includere animali, piante e microbi.

 

Zoöps


Una fusione di zoe e cooperativa. È una forma di governance mutualistica che integra attori umani e non umani (piante, paesaggi). Già trasposta in legislazione nei Paesi Bassi, conferisce personalità giuridica a entità non umane, ispirata alla conoscenza indigena.

 

© Kateryna Hliznitsova

 

 

 

Strumenti per un uso consapevole del termine “comunità”

Partendo dagli elementi discussi finora, possiamo identificare un insieme di approcci per usare il termine “comunità” in modo più consapevole e coinvolgere efficacemente le sue pratiche. Imparare a nominare la complessità è il primo passo per gestirla. Di seguito una lista non esaustiva di concetti e strumenti utili.

 

 

Comunità di Pratica


Basate sull’apprendimento collettivo. Ciò che conta non è l’affetto reciproco o i valori condivisi, ma fare le cose insieme all’interno di un quadro di apprendimento condiviso, costruendo relazioni che possano diventare la base per forme più profonde di comunità.

 

Scene


Gruppi che si impegnano collettivamente con specifici oggetti culturali (comune in musica e teatro). Non è necessario condividere valori o conoscenze reciproche; gli individui si riuniscono attorno a esperienze situate, estetiche e fenomenologiche.

 

Pubblici Produttivi


Incentrati sulla dimensione proattiva del "prosumer" (produttore/consumatore). I pubblici diventano produttivi quando generano pratiche, simboli e significati che circolano di nuovo attraverso i canali mediatici, come si vede nel crowdfunding o nei flash mob.

 

Comunità Ibride Basate sul Luogo


Centri culturali e spazi di quartiere che riuniscono persone con background e sistemi di valori diversi. Qui, il luogo fisico condiviso diventa il fattore chiave che permette dinamiche orientate alla comunità.

 

Cooperative Comunitarie


Modelli di innovazione sociale in cui cittadini di territori marginali o periferici si organizzano per gestire attivamente servizi basati su principi mutualistici, con enfasi sulla qualità della vita e sul capitale umano.

 

Comunità del Patrimonio


Gruppi di persone che valorizzano aspetti specifici del patrimonio culturale e si impegnano a preservarlo e trasmetterlo alle future generazioni, spesso in collaborazione con istituzioni pubbliche.

 

Creare Legami


Un concetto di Donna Haraway, popolare tra i giovani attivisti. Si riferisce a una connessione interspecifica basata su un’affinità elettiva, andando oltre le relazioni tradizionali e la specie umana per includere animali, piante e microbi.

 

Zoöps


Una fusione di zoe e cooperativa. È una forma di governance mutualistica che integra attori umani e non umani (piante, paesaggi). Già trasposta in legislazione nei Paesi Bassi, conferisce personalità giuridica a entità non umane, ispirata alla conoscenza indigena.

 

 

 

 

Le modalità con cui si possono identificare e nominare le forme collettive sono praticamente infinite. Ciò ha implicazioni diverse a seconda del ruolo.

 

Per i decisori politici, implica riconoscere come gli attori si definiscono, promuovendo l’innovazione aperta all’interno delle istituzioni culturali. “Aprire” significa coinvolgere nuovi soggetti collettivi e costruire governance collaborativa. È anche essenziale garantire che questi attori possano connettersi, identificando strumenti e finanziamenti per sostenere e ampliare queste relazioni nel tempo.

 

Per le organizzazioni culturali, significa descriversi in modo polifonico, evitando retoriche semplicistiche. Comporta il riconoscimento della violenza implicita insita nelle strutture comunitarie, mentre si costruisce un’azione collettiva a livello globale. Ciò richiede un “noi” radicale capace di andare oltre i particolarismi, collegando micro-identità a trasformazioni più ampie basate sulla solidarietà.

 

 

 

Pubblicato il 30 giugno 2026

 

 

About the author:

Bertram Niessen è il Presidente e Direttore Scientifico di cheFare.