L’agricoltura europea rimane dipendente dai pesticidi, nonostante i rischi per la salute
Voxeurop
L’Unione europea sta lentamente abbandonando gli obiettivi in materia di riduzione dell’uso dei pesticidi che si era data; sostanze chimiche controverse, come il glifosato, continuano a essere in vendita. Inchiesta, dati alla mano.
Fino a tre anni fa l’Unione europea sembrava avere serie intenzioni riguardo i pesticidi. Circa il 40 per cento dei cittadini europei si dicevano preoccupati di poterne trovare traccia negli alimenti e oltre un milione di persone ne richiedeva l’eliminazione. In quel momento il parlamento europeo si preparava al voto su una proposta che mirava a dimezzare l’uso dei pesticidi entro il 2030, sulla base della media 2015-2017.
Stella Kyriakides, commissaria europea per la salute e la sicurezza alimentare sostiene che “senza questo cambiamento, corriamo il rischio di danneggiare l’ecosistema e questo avrà un impatto ancora più grande sulla sicurezza e i costi alimentari.”
Nel 2026 l'Ue ha messo da parte la normativa sulla riduzione obbligatoria. Anzi, nel tentativo di togliere gli oneri normativi per le aziende, la Commissione sta tutt’ora considerando l’approvazione in modo permanente della maggior parte dei pesticidi.
La decisione di allentare i controlli si è scontrata con la resistenza di alcuni gruppi di attivisti. Menon Rouby della Pesticide Action Network International sostiene che questo danneggerà “il legame tra l’uso dei pesticidi e il loro impatto sulla salute.”
Deutsche Welle ha svolto un'indagine sull’evoluzione dell’uso, della vendita e dell’impatto dei pesticidi prima e dopo che l’Unione rinunciasse al taglio del 50 per cento del loro impiego.
Come si è arrivati alla situazione odierna
Gli sforzi dell'Ue per limitare l’uso dei pesticidi risale almeno al 2009, quando l’Unione ha adottato la prima Direttiva sulle pratiche sostenibili in cui si raccomandava di ricorrere a tali sostanze solo come ultima risorsa.
Purtroppo ci furono scarsi risultati. Nel 2020 la Corte dei conti europea dichiarò che l’attuazione delle politiche non era riuscita a raggiungere gli obiettivi di riduzione. Questo spinse la Commissione a proporre per la prima volta il taglio obbligatorio del 50 per cento da sottoporre a votazione nel 2023.
Da allora, l’Unione rimane tra i primi 10 utilizzatori di pesticidi tra coloro che possiedono le maggiori aree coltivabili; questo nonostante un calo del 18 per cento rispetto al 2015, secondo le stime dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura.
A livello nazionale la situazione è diversa. Non esistono dati paragonabili sull’uso dei pesticidi per ogni paese europeo e fanno dunque fede i dati sulle vendite. Nel 2024, l’anno più recente per cui ci sono dati disponibili, la tendenza dei cinque paesi che ne acquistavano di più era in crescita, con vendite più alte rispetto al 2023 del 10 per cento, quando l’obiettivo di riduzione era ancora valido.
Questi cinque paesi, Spagna, Francia, Italia, Germania e Polonia, sono anche i più grandi produttori agricoli dell’Unione e rappresentavano il 76 per cento del totale delle vendite nel 2024.
Secondo Lindsey Hendricks-Franco, ricercatrice presso il think tank tedesco Ecologic Institute, l’inversione di rotta sulle priorità politiche “riflette il modo di pensare dell’Unione, che si rivela molto riluttante a imporre delle restrizioni agli agricoltori in modo rigido". Hendricks-Franco ha aggiunto che è improbabile che obiettivi non vincolanti riducano l’uso di pesticidi.
Aumentano le vendite di pesticidi, anche quelli più pericolosi
Nel 2024 le vendite di pesticidi erano in piena espansione in diversi paesi europei, rispetto alla media del 2015-2017. Sono aumentate di circa un quarto in Bulgaria e Austria, mentre in Estonia, Lettonia e Lituania la crescita è stata più debole. Le vendite sono diminuite in 20 stati membri dell’Unione europea. L’Italia è il paese europeo dove sono calate di più: il 33 per cento.
Mentre c’è stata una riduzione del 14 per cento rispetto al 2015, complessivamente le vendite di pesticidi nel 2024 nell'Ue sono aumentate dell’8 per cento rispetto all’anno precedente, quando l’obiettivo di riduzione obbligatorio era ancora in esame. Hendricks-Franco sostiene che sebbene le vendite di pesticidi non fossero diminuite del 50 per cento al momento dell'adozione della riduzione obbligatoria, sarebbero comunque state “più ridotte della tendenza attuale.”
Il calo tra il 2014-2024 è inferiore per un sottogruppo di pesticidi altamente pericolosi, famosi per i loro effetti potenzialmente dannosi sugli esseri umani e sull’ambiente. Nel 2024, i dati più recenti riportano che l'insieme delle vendite di queste pericolose sostanze è aumentato del 27 per cento rispetto all’anno precedente. In particolare le vendite sono cresciute in Spagna, Polonia, Ungheria, Lituania e Slovacchia.
Tra questi pesticidi c’è il glifosato, una sostanza controversa collegata al rischio di cancro e di aborto spontaneo. Mentre l’Unione europea sostiene che l’uso di pesticidi pericolosi sia diminuito, le vendite di glifosato sono aumentate oltre il 44 per cento tra il 2015 e il 2024.
I rischi dei pesticidi
L’aumento delle vendite di pesticidi non tiene conto né della loro tossicità né del loro dosaggio. I pesticidi sono correlati con la perdita di biodiversità e si sono rivelati estremamente nocivi per i pesci e altre specie.
Secondo uno studio del programma ambientale delle Nazioni Unite del 2022, se presenti nella terra o nell’ambiente marino, queste sostanze nuocciono alle api, agli uccelli e alla vita sottomarina. I residui in molti fiumi europei oltrepassano la soglia di sicurezza per ogni pesticida stabilita dall’Unione nel 2000.
Soltanto la Lituania e la Slovenia rimangono entro i livelli di pesticidi nei fiumi raccomandati nel 2023. La Svezia ha registrato la diminuzione più alta di residui, passando dal doppio del limite raccomandato nel 2018, primo anno per cui sono disponibili dati comparabili per la maggior parte dei paesi dell’Ue, a un valore superiore del 7 per cento cinque anni dopo.
Nello stesso arco di tempo, la Danimarca, la Lettonia e l’Ungheria hanno registrato un aumento delle concentrazioni di pesticidi. Nel 2023, i residui di pesticidi nei fiumi di questi paesi hanno superato il limite di sicurezza di oltre il 50 per cento.
Perché non è passata la proposta di riduzione del 50 per cento
Diciannove paesi membri dell’Unione europea su 27 oltrepassano la soglia di pesticidi autorizzata per proteggere l’ambiente e la salute dell’essere umano. In risposta a questa situazione il parlamento europeo nel novembre del 2023 ha proposto una norma che dimezza l'impiego dei pesticidi.
Purtroppo la proposta è stata respinta: 299 voti contro e 207 voti a favore. Secondo i Verdi e alcuni gruppi di sinistra che non hanno sostenuto la proposta, il testo non era abbastanza cogente riguardo alcune aree essenziali.
In quella occasione Sarah Wiener, eurodeputata austriaca del partito dei Verdi, ha scritto in un articolo che "semplicemente non era un testo da poter votare in buona coscienza, era davvero debole, specialmente per quel che riguarda la protezione della salute pubblica e della biodiversità, inoltre non assicurava supporto agli agricoltori.”
Da quel voto la Commissione ha cambiato direzione concentrandosi sulla riduzione degli ostacoli burocratici per le aziende piuttosto che su quella dei pesticidi, ad esempio tagliando alcuni costi amministrativi. Nel 2025 hanno suggerito una nuova proposta che comporta l'approvazione automatica della maggior parte dei pesticidi senza rivalutarne la sicurezza dopo il periodo di approvazione iniziale.
Hendricks-Franco dell'Ecologic Institute sostiene che “i pesticidi più rischiosi rimarranno sul mercato più a lungo”; secondo lei il messaggio dell’Unione è che “i rischi per la salute non sono più così urgenti.”
La commissione europea ha affermato che la riduzione degli oneri normativi renderebbe più semplice l’accesso al mercato dei pesticidi meno rischiosi. Eva Hrncirova, portavoce della Commissione ha affermato per parte sua che porterà ad un allontanamento "dalle sostanze chimiche più nocive."
L’Unione fa parte dei 196 formatori del Global Biodiversity Framework, impegnato nel dimezzamento dell’uso dei pesticidi per limitare i rischi per l’ambiente entro il 2030.
Per Menon Rouby del Pesticide Action Network “ci sono preoccupazioni e domande riguardo a come ciò sia compatibile con i nuovi sviluppi che vediamo a livello dell’Unione europea.”
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☑️ Eva López si è occupata di verificare i fatti riportati in questo articolo. I dati, il codice e la metodologia sono disponibili qui. Questo articolo è pubblicato in collaborazione con l’European Data Journalism Network (EDJNet) nell’ambito del progetto ChatEurope ed è disponibile sotto licenza CC BY-SA 4.0.

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