Ginepro alto alle 4:36

Kapitál
Ginepro alto alle 4:36

La politica culturale ceca si trova ad affrontare una serie di provvedimenti che suscitano preoccupazione per l’indipendenza dei media, il finanziamento della cultura e la libertà di espressione. Nel frattempo, l’abolizione del canone per i media di servizio pubblico ha mobilitato il mondo della cultura e la società civile. Che cosa può significare la crescente pressione sulle istituzioni e come risponderanno le proteste e lo sciopero?

Anche se ci ripetiamo un po’, è necessario constatare ancora una volta: la situazione nella politica culturale ceca è molto grave. E assurda. Citiamo alla rinfusa alcuni eventi recenti: nel Consiglio della Radio ceca è stato eletto per sei anni l’influencer Jakub Jíra, tra l’altro promotore del programma Clash of the Stars – il creatore di assurdità contribuirà così a decidere sul funzionamento, sul bilancio e sulla scelta del direttore della radio pubblica. Il ministro della Cultura Oto Klempíř non ha concesso un finanziamento al progetto per commemorare il 17 novembre. La commissione di selezione che dovrà decidere sulla nuova direzione della Galleria nazionale e che è stata nominata personalmente dal ministro ha legami diretti con il mercato dell’arte e ne sono assenti sia le organizzazioni professionali sia il mondo accademico. Il ministro della Cultura ha deciso controlli finanziari straordinari in tutto il settore, soprattutto nei confronti dei membri dell’Associazione dei teatri indipendenti. Successivamente, sul profilo FB ufficiale pubblica post intitolati «Chi riceve finanziamenti deve mettere in conto anche un controllo. Senza eccezioni», sviluppando la narrazione di favoritismi e della presunta parzialità delle commissioni di esperti. Del resto, l’argomento del controllo finanziario è usato volentieri anche dal primo ministro Babiš in relazione ai media pubblici, quando sul suo profilo FB sostiene che «le persone hanno il diritto di sapere come vengono utilizzati i loro soldi», come se il finanziamento e la successiva rendicontazione non fossero pubblici. È stato inoltre pubblicato un bando per i periodici letterari, nel quale si afferma che «non è considerata contenuto corrispondente a questo bando l’informazione politica, il commento sull’attualità politica né altra pubblicistica politica il cui oggetto prevalente non sia la letteratura». In parole semplici, dunque, non sarà possibile esprimersi sulla situazione politica senza rischiare ritorsioni. Sui legami tra il mondo politico e quello artistico non è forse necessario scrivere un’altra tesi di dottorato. Per non parlare poi della modifica della legge sull’audiovisivo in preparazione, con il rischio di un completo ricambio del consiglio direttivo del Fondo statale per l’audiovisivo e di una riduzione del quadro di bilancio di un miliardo di corone.

E poi è arrivato venerdì 23 ottobre, quando alla Camera dei deputati ha iniziato improvvisamente a essere discussa la proposta dell’attuale coalizione di governo di abolire i canoni per la Televisione ceca e la Radio ceca. La mobilitazione della società civile è avvenuta quasi immediatamente e già dopo le tredici le persone hanno iniziato a riunirsi in piazza Malostranské, presso la Camera dei deputati. L’iniziativa Veřejnoprávně ha annunciato durante una conferenza stampa straordinaria i suoi prossimi passi, tra cui uno sciopero, e sono in preparazione ampie proteste, che molto probabilmente culmineranno proprio con le celebrazioni del 17 novembre. 

Sono riuscita ad arrivare in piazza già nel primo pomeriggio. Ho ascoltato parlare di tagli brutali in preparazione, di una radicale limitazione dei programmi e di licenziamenti di massa; sono state espresse preoccupazioni riguardo alla possibilità che la legge fosse in contrasto con l’Atto europeo per la libertà dei media. E faceva freddo. L’atmosfera è «definitivamente degenerata» nel momento in cui il presidente dell’SPD e presidente della seduta Tomio Okamura ha fissato alle 4:36 del mattino l’orario preciso per la fine del dibattito, e così questo numero è diventato il nuovo simbolo della crisi attuale.

Sui social network, nelle e-mail ai deputati, nella gremita piazza della Città Vecchia domenica 25 ottobre, ma anche attraverso altre manifestazioni e lo sciopero in preparazione, in breve con qualsiasi mezzo disponibile, la società civile e il mondo della cultura si mobilitano nuovamente, nel tentativo, se non di invertire l’attuale distruzione della cultura e dei media liberi in Cechia, almeno di esprimere ad alta voce il proprio dissenso. L’auto-organizzazione e la contrattazione collettiva sono l’unico strumento che abbiamo a disposizione in questo momento. L’atmosfera alla protesta di venerdì era eccellente; personalmente ho resistito fino alle tre e mezza del mattino e sono salita sul tram solo quando sul palco improvvisato è iniziato lo slam. Da lì porto con me, se non la speranza, almeno la melodia del canto popolare Vysoký jalovec, cantato collettivamente, che riassume l’atmosfera dei vicoli notturni di Praga meglio del paragone del primo ministro tra la manifestazione e l’attacco al Campidoglio. 

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