Gli esperti responsabili delle autorizzazioni dei pesticidi temono che le valutazioni non tengano sufficientemente conto degli effetti delle miscele.

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Gli esperti che lavorano alla valutazione dei rischi dei pesticidi non sono sicuri che le valutazioni restituiscano un quadro completo delle conseguenze dei pesticidi sul nostro ambiente. Alcuni ritengono addirittura che le loro conclusioni, secondo cui un pesticida rappresenta un rischio inaccettabile, possano essere messe in discussione più avanti nel processo di autorizzazione. È quanto emerge da un nuovo studio finanziato dall’UE, nell’ambito del quale i ricercatori hanno intervistato 114 esperti che lavorano nella regolamentazione dei pesticidi in 31 organizzazioni distribuite in 25 Paesi. Si tratta di persone appartenenti ad autorità e agenzie pubbliche che si occupano della valutazione dei rischi dei pesticidi nell’UE, comprese le autorità nazionali di autorizzazione e le agenzie dell’UE. **Carichi di lavoro in aumento** Nel corso degli anni l’UE ha sviluppato un sistema normativo articolato per valutare i rischi ambientali dei pesticidi prima che questi possano essere autorizzati all’uso, ma diversi esperti esprimono nello studio preoccupazione per il fatto che il sistema sia diventato sempre più complesso. Allo stesso tempo, segnalano carichi di lavoro crescenti e la difficoltà di rispecchiare, nella valutazione dei rischi, le condizioni ambientali reali. Molti temono inoltre che le valutazioni dei rischi non riescano a cogliere adeguatamente gli effetti delle miscele, gli effetti ambientali a lungo termine e indiretti oppure l’impatto sul paesaggio circostante il campo irrorato. Per questo vorrebbero superare l’approccio che consiste nel valutare una sostanza e un prodotto alla volta, introducendo invece valutazioni che tengano conto contemporaneamente di molteplici pressioni, degli effetti delle miscele derivanti dall’uso di più prodotti, degli effetti indiretti e a lungo termine, nonché del paesaggio. Durante i workshop organizzati nell’ambito dello studio, i partecipanti hanno riconosciuto che mettere in pratica questo approccio è difficile, ma molti erano d’accordo sul fatto che le valutazioni debbano adattarsi meglio alla realtà. Hanno inoltre menzionato l’incertezza riguardo al fatto che le misure di mitigazione vengano effettivamente rispettate nella pratica: in altre parole, se gli interventi adottati nei campi, come le fasce non irrorate, funzionino davvero secondo le intenzioni e vengano rispettati dagli agricoltori. «Gli esperti delle autorità che valutano i rischi intervengono raramente nel dibattito pubblico, anche se sono loro a lavorare quotidianamente su queste valutazioni. Ciò che emerge con particolare chiarezza è il loro forte impegno a favore della qualità scientifica, unito alla consapevolezza che gli attuali metodi di valutazione presentano dei limiti per quanto riguarda la loro capacità di rispecchiare le condizioni ambientali reali», afferma in un comunicato stampa uno dei due autori principali dello studio, James H. Williams, ricercatore presso il Dipartimento di Agroecologia dell’Università di Aarhus. I ricercatori sottolineano che si tratta di esperienze e opinioni personali e che, pertanto, lo studio non può essere utilizzato per concludere se l’attuale sistema di valutazione dei rischi protegga adeguatamente l’ambiente oppure no. Gli esperti sottolineano inoltre la mancanza di dati affidabili e uniformi sulle quantità utilizzate di ciascun pesticida. Per questo è difficile collegare il monitoraggio ambientale ai singoli prodotti e verificare se le previsioni del sistema corrispondano alla realtà. L’incertezza generale riguardo al sistema è emersa quando agli esperti è stato chiesto di indicare, su una scala da 1 a 5, quanto fossero d’accordo con due affermazioni: che le valutazioni dei rischi prevedano adeguatamente l’impatto dei pesticidi sull’ambiente e che le procedure garantiscano che i pesticidi autorizzati siano sicuri. Entrambe le affermazioni hanno ottenuto in media un punteggio di 3,1, ovvero circa a metà tra d’accordo e in disaccordo. **L’UE vuole semplificare le norme** I ricercatori raccomandano quindi obiettivi di protezione ambientale più chiari, una migliore condivisione e un maggiore riutilizzo dei dati, nonché una collaborazione più stretta tra le autorità di regolamentazione e gli Stati membri dell’UE. «La soluzione non consiste semplicemente nel rendere le valutazioni meno dettagliate. Si tratta di orientare l’impegno scientifico verso le questioni decisive per la protezione dell’ambiente. Una collaborazione migliore e un uso più sistematico delle conoscenze esistenti potrebbero migliorare sia la qualità sia l’efficienza delle valutazioni», afferma nel comunicato stampa Johan Axelman, consulente senior presso il Dipartimento di Agroecologia. I risultati arrivano nel pieno dei negoziati in corso nell’UE sulle modifiche alla legislazione in materia di pesticidi, tra cui la proposta omnibus della Commissione europea, che mira a semplificare le norme sugli alimenti e sui mangimi. La ricerca è stata condotta nell’ambito della partnership europea per la valutazione dei rischi delle sostanze chimiche (PARC), in collaborazione con i progetti di Horizon Europe PollinERA e SYBERAC. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista *Environmental Sciences Europe*.

I professionisti che lavorano alla valutazione dei rischi dei pesticidi non sono sicuri che le valutazioni forniscano un quadro completo delle conseguenze dei pesticidi sul nostro ambiente.

Alcuni arrivano persino a constatare che le loro conclusioni, secondo cui un pesticida rappresenta un rischio inaccettabile, possono essere messe in discussione in una fase successiva del processo di autorizzazione.

È quanto emerge da un nuovo studio finanziato dall’UE, nel quale i ricercatori hanno intervistato 114 professionisti che lavorano alla regolamentazione dei pesticidi in 31 organizzazioni distribuite in 25 Paesi. Si tratta di persone appartenenti ad autorità e agenzie pubbliche che si occupano della valutazione dei rischi dei pesticidi nell’UE, sia autorità nazionali di autorizzazione sia agenzie dell’UE.

Carichi di lavoro crescenti

Nel corso del tempo l’UE ha sviluppato un sistema normativo articolato per valutare i rischi ambientali dei pesticidi prima che possano essere autorizzati all’uso, ma nello studio diversi professionisti esprimono preoccupazione per il fatto che il sistema sia diventato sempre più complesso. Al contempo segnalano carichi di lavoro crescenti e la difficoltà, nell’ambito della valutazione dei rischi, di rispecchiare le reali condizioni ambientali.

Molti temono inoltre che le valutazioni dei rischi non colgano adeguatamente gli effetti cocktail, gli effetti ambientali a lungo termine e indiretti o l’impatto sul paesaggio circostante il campo irrorato.

Vorrebbero quindi superare la valutazione di una sola sostanza e di un solo prodotto alla volta e disporre invece di valutazioni che tengano conto simultaneamente di più pressioni, degli effetti cocktail derivanti dall’uso di più prodotti, degli effetti indiretti e a lungo termine e del paesaggio.

Durante i workshop, organizzati anch’essi nell’ambito dello studio, i partecipanti hanno riconosciuto che è difficile attuare tutto ciò, ma molti concordavano sul fatto che le valutazioni debbano adattarsi meglio alla realtà.

Hanno inoltre menzionato l’incertezza riguardo al rispetto nella pratica delle misure di mitigazione, vale a dire se le misure adottate sul campo, come ad esempio le fasce non irrorate, funzionino effettivamente come previsto e siano rispettate dagli agricoltori.

"I professionisti delle autorità che valutano i rischi hanno raramente voce nel dibattito pubblico, sebbene siano loro a lavorare ogni giorno su queste valutazioni. Ciò che emerge con particolare chiarezza è il loro forte impegno per la qualità scientifica, unito alla consapevolezza che gli attuali metodi di valutazione presentano dei limiti per quanto riguarda la loro capacità di rispecchiare le effettive condizioni ambientali", afferma uno dei due autori principali dello studio, James H. Williams, ricercatore presso il Dipartimento di agroecologia dell’Università di Aarhus, in un comunicato stampa.

I ricercatori sottolineano che si tratta di esperienze e percezioni personali e che, pertanto, lo studio non può essere utilizzato per concludere se l’attuale valutazione dei rischi protegga o meno adeguatamente l’ambiente.

I professionisti sottolineano inoltre la mancanza di dati affidabili e uniformi sulle quantità utilizzate di ciascun pesticida. Per questo è difficile collegare il monitoraggio ambientale ai singoli prodotti e verificare se le previsioni del sistema corrispondano alla realtà.

L’incertezza generale riguardo al sistema è emersa quando ai professionisti è stato chiesto di indicare su una scala da 1 a 5 quanto fossero d’accordo con due affermazioni: che le valutazioni dei rischi prevedano adeguatamente l’impatto dei pesticidi sull’ambiente e che le procedure garantiscano che i pesticidi autorizzati siano sicuri. Entrambe le affermazioni hanno ottenuto in media un punteggio di 3,1, quindi all’incirca a metà tra d’accordo e in disaccordo.

L’UE vuole semplificare le norme

I ricercatori raccomandano quindi obiettivi di protezione ambientale più chiari, una migliore condivisione e un maggiore riutilizzo dei dati, nonché una collaborazione più stretta tra le autorità di regolamentazione e gli Stati membri dell’UE.

"La soluzione non consiste semplicemente nel rendere le valutazioni meno dettagliate. Si tratta di orientare lo sforzo scientifico verso le questioni decisive per la protezione dell’ambiente. Una collaborazione migliore e un uso più sistematico delle conoscenze esistenti potrebbero migliorare sia la qualità sia l’efficienza delle valutazioni", afferma Johan Axelman, consulente speciale presso il Dipartimento di agroecologia, nel comunicato stampa.

I risultati arrivano nel pieno dei negoziati in corso nell’UE sulle modifiche alla legislazione sui pesticidi, tra cui la proposta omnibus della Commissione europea, che mira a semplificare le norme in materia di alimenti e mangimi.

La ricerca è stata condotta nell’ambito del partenariato europeo per la valutazione dei rischi delle sostanze chimiche (PARC), in collaborazione con i progetti di Horizon Europe PollinERA e SYBERAC.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Environmental Sciences Europe.